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Salute®
Arance della Salute

Protagonisti

LEONARDO, Testimone della ricerca

Leonardo oggi ha 20 anni, vive a Roma e ha una passione per il canottaggio. Durante una gara nel 2012 si accorge improvvisamente di sentirsi stanchissimo, e quella stessa sera braccia e gambe si riempiono di puntini rossi. Un esame all’Ospedale Bambino Gesù rivela la diagnosi: leucemia linfoblastica acuta. “La mia prima reazione è stata di rabbia, non volevo restare a letto, credevo fosse un malanno passeggero e che i miei genitori stessero esagerando. Ero arrabbiatissimo perché da lì a un mese ci sarebbe stata la gara più importante dell’anno e non potevo pensare che si sarebbe svolta senza di me”.
Dopo la rabbia subentra la preoccupazione perché le terapie standard non sembrano funzionare finché Franco Locatelli, il medico e ricercatore AIRC che ha in cura Leonardo, propone ai suoi genitori una terapia sperimentale con un ciclo di chemioterapia e un successivo trapianto di midollo.
Inizia la ricerca di un donatore e viene scelto il padre di Leonardo. Il decorso post-operazione è difficile, ma lentamente il ragazzo inizia a recuperare.
“Sarò sempre grato ai medici che mi hanno curato e ai ricercatori che grazie alle loro scoperte mi hanno permesso di sconfiggere la malattia. La mia ripresa fisica ha significato una rinascita e così, grazie anche alla mia famiglia, ai compagni di squadra e alle persone che mi sono state vicino sono tornato a vivere!“.

Guarda il video con tutti i protagonisti della campagna!


ALESSIA, Ricercatrice

Alessia, classe 1975 è nata nelle Marche. Dopo un’esperienza negli Sati Uniti torna in Italia e con il finanziamento MyFirst AIRC grant ottenuto nel 2010 è alla svolta. Questo sostegno economico le permette infatti di mettere in piedi il suo primo gruppo di ricerca. Oggi coordina un gruppo di ricerca presso l’IRCCS di Reggio Emilia composto di 17 fra ricercatori e studenti che studia il ruolo del genoma (DNA) nelle malattie oncologiche.
Grazie alla continuità del sostegno che AIRC con i suoi grants le ha garantito, la Dr.ssa Ciarrocchi insieme al suo team ha consolidato le proprie linee di ricerca, pubblicando nel corso degli ultimi anni numerosi lavori scientifici su riviste internazionali di alto livello.
Il grant AIRC per me non è stato solo un progetto finanziato ma anche un riconoscimento, che ha messo in risalto l’attività che stavo svolgendo facendomi superare il confine che c’è fra un bravo studente e un capo laboratorio”.


NICOLA, Ricercatore

Dal 2011 Nicola Baldini è responsabile del Laboratorio di Fisiopatologia ortopedica e dal 2018 del Dipartimento Research Innovation & Technology dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, in cui ha iniziato la sua carriera molti anni fa e che considera ancora fondamentale per la sua formazione, nonostante le tante esperienze all’estero, in Canada, negli Stati Uniti e in Giappone.
Quattro progetti di ricerca da lui coordinati sui tumori ossei sono stati finanziati da Fondazione AIRC, di cui il professor Baldini si ritiene “debitore in maniera sostanziale”.
“Collaborare con AIRC è un motivo di orgoglio professionale: il processo di selezione dei progetti è accurato e selettivo, e superarlo è di fatto un oggettivo riconoscimento che ci ripaga ampiamente delle molte fatiche, delle mille difficoltà che la ricerca – come i più sanno – comporta.”
Il suo precedente progetto sostenuto da Fondazione AIRC presso l’Università di Bologna ha permesso di scoprire come le cellule tumorali di sarcoma siano in grado di sopravvivere con più facilità in un ambiente acido, che ne favorisce l’invasività e ne riduce la sensibilità ai chemioterapici. Queste condizioni microambientali, favorevoli al tumore, possono essere rapidamente e efficacemente contrastate, ripristinando le condizioni ottimali per l’azione dei chemioterapici. Il progetto in corso prosegue lo studio dell’acidità del tumore approfondendone in particolare gli effetti sul metabolismo energetico. Lo scopo è quello di identificare nuove terapie che affianchino efficacemente i farmaci giù in uso nel contrastare la crescita tumorale.


VALENTINA, testimone della ricerca

Valentina ha 37 anni e un mattino, lavandosi, si accorge di avere un nodulo al seno. Allarmata si reca in un laboratorio di analisi private a fare un’ecografia, ma la rassicurano dicendole che non è niente. Valentina scopre infatti proprio in quel mese di essere incinta ma quando arriva alla 25a settimana di gravidanza si reca all’IST (Istituto per la ricerca sul cancro) di Genova per controllare quel nodulo. La diagnosi è carcinoma al seno “triplo negativo”, uno dei più aggressivi e difficili da curare.
Giorni duri quelli trascorsi tra la diagnosi e l’intervento, la paura non solo per lei ma per la bambina che portava in grembo. Dopo l’operazione, seguita attentamente dalla dott.ssa Dal Mastro ricercatrice AIRC, a gennaio 2010 Valentina fa il primo ciclo di chemioterapia. Una chemioterapia studiata appositamente per lei. E per ridurre il più possibile i danni alla bambina, il farmaco era molto diluito e iniettato in maniera lentissima. A marzo 2010 nasce Anna e sta bene. A giugno del 2010 la chemioterapia finisce e comincia la radioterapia. Il 30 luglio, a 1 anno di distanza dalla scoperta della malattia, il suo percorso di cure finisce. Oggi Valentina e Anna stanno benissimo!
“Nonostante il tumore sono diventata mamma, ma non è stato un miracolo, è stata la bravura e la capacità dei ricercatori e medici che mi hanno seguita.”


CHIARA, volontaria

Nel 1997 Chiara è un’adolescente e la sua mamma si ammala per la prima volta di tumore al seno. A quell’età reagisci in un modo, quando poi è successo di nuovo era più grande e ha vissuto differentemente la malattia della mamma. Circa 10 anni fa, infatti, alla mamma di Chiara viene diagnosticato un linfoma non Hodgkin: nessuna terapia per il momento, ma analisi periodiche per tenere la situazione sotto controllo. Non è facile, ma non si demoralizzano. Da oltre 10 anni Chiara è una volontaria AIRC, ha visitato un laboratorio insieme ai ricercatori AIRC e ne è rimasta molto colpita. Ha potuto vedere da vicino cosa fanno concretamente.
“In quel momento ho avuto la conferma che avevo fatto la scelta giusta, in quel laboratorio ho respirato un’aria bellissima. Per questo quando faccio la volontaria e parlo con la gente in piazza per me è fondamentale trasmettere loro il mio entusiasmo, quello in cui credo: il sostegno al lavoro dei ricercatori. C’è stato un momento in cui ho sentito il bisogno di fare qualcosa perché io credo nella ricerca. Per questo ho fatto avere la mia disponibilità attraverso il sito di AIRC. Così è iniziata la mia avventura da volontaria”.

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