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Lotta al fumo

IL FUMO

Il fumo è la prima causa di morte evitabile. Se infatti ci vogliono decenni perché la mutazione del DNA prodotta dal fumo porti allo sviluppo di un tumore, il danno comincia a manifestarsi sin dalla prima boccata. Non esiste infatti una «dose sicura» di fumo di sigaretta: ogni 15 sigarette fumate si verifica una mutazione a carico del DNA cellulare.

Per fortuna si fa sempre in tempo a smettere: l’organismo dispone di sistemi di riparazione del DNA che possono lavorare con maggiore efficienza se non si continua a fumare.

Secondo l’American Cancer Society, se si smette prima dei 35 anni si riducono del 90 per cento le conseguenze negative del fumo. Smettere entro i 50 anni riduce del 50 per cento la mortalità nei 15 anni successivi rispetto a chi continua. Ma anche dopo i 60 anni l’abbandono della sigaretta aumenta l’aspettativa di vita.

In generale è meglio chiedere aiuto a un medico piuttosto che smettere di fumare da soli. Secondo l’OMS la presenza di un operatore sanitario (medico, infermiere, psicologo) che segue chi vuole smettere aumenta le probabilità di successo dell’84 per cento.

 

GLI STRUMENTI PER SMETTERE

Si dice che ogni momento è buono per smettere ma non è del tutto vero: i momenti di forte stress non sono adatti. Poiché fallire è un forte deterrente a provarci di nuovo, gli esperti consigliano di scegliere un momento in cui la motivazione è alta e la vita tranquilla. Una volta deciso, però, bisogna andare fino in fondo.

Le sostanze contenute nel fumo di sigaretta, e in particolare la nicotina, creano dipendenza fisica. L’atto stesso di accendersi una sigaretta crea dipendenza psicologica. Per smettere, quindi, vi sono molte strategie possibili che sono state anche confrontate, in termini di efficacia, in studi scientifici. Il trattamento che ha maggiori probabilità di successo è quello farmacologico (con buproprione o varenaclina, farmaci che purtroppo in Italia non sono rimborsati dal Sistema sanitario nazionale) ma molto dipende dal profilo del fumatore.

Anche la terapia sostitutiva con nicotina e il sostegno psicologico sono efficaci in alcune categorie di persone.
In generale è meglio chiedere aiuto a un medico piuttosto che cercare di smettere da soli. Secondo l’OMS la presenza di un operatore sanitario (medico, infermiere, psicologo) che segue chi vuole smettere aumenta le probabilità di successo dell’84 per cento.

In Italia è attivo il numero verde 800 55 40 88 gestito dall’Istituto superiore di sanità che risponde dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16 e fornisce consulenze sui come smettere e a chi rivolgersi. Esistono poi circa 360 centri antifumo sparsi su tutto il territorio nazionale presso strutture del SSN e della Lega italiana per la lotta contro i tumori (LILT).
L’elenco completo è consultabile all’indirizzo www.iss.it.

I NUMERI DI UNA EPIDEMIA


Il fumo di sigaretta è la prima causa evitabile di cancro. Si stima che ogni tre decessi per malattie oncologiche che si verificano nel mondo, uno sia imputabile al fumo. Secondo le recenti stime della Società italiana di tabaccologia (SITAB) in Italia sono circa 80.000 l’anno le vittime del tabacco (sia per tumori sia per malattie cardiovascolari e respiratorie come la broncopneumatia cronica ostruttiva).

E-CIG, MENO INNOCUA DEL PREVISTO


Ad agosto 2018, uno studio presentato al congresso dell’American Chemical Society da un gruppo di ricercatori dell’Università del Minnesota ha rilevato la presenza di danni al DNA delle cellule della bocca di fumatori di sigaretta elettronica. Non solo: nella saliva degli “svapatori” si trovano sostanze chimiche in grado di danneggiare il DNA, come formaldeide, acroleina e metiglicoxal. “È chiaro che nel fumo di sigaretta classica vi sono sostanze molto più pericolose e concentrate” ha dichiarato Silvia Balbo, responsabile della ricerca. “Ma non è corretto dire che le sigarette elettroniche sono del tutto sicure”.


LA RICERCA DI AIRC


Da anni l’obiettivo di molti gruppi di ricerca è trovare un modo per eliminare le cellule staminali del tumore del polmone, in modo da bloccare la crescita incontrollata della malattia. Rita Mancini, dell’Università La Sapienza di Roma e il suo gruppo hanno scoperto un possibile meccanismo responsabile della crescita del tumore al polmone. Le implicazioni potrebbero essere importanti, specialmente perché riguardano un tipo di tumore, l’adenocarcinoma polmonare, che ha un’elevata mortalità e un’alta incidenza nei fumatori.

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