Airc Le Arance
della
Salute®
Arance della Salute

Alimentazione

L’ALIMENTAZIONE AL CENTRO

Le Nazioni Unite sono in prima linea nel promuovere una prevenzione che com­prende sia la persona sia l’ambiente in cui essa vive

Per battere il cancro serve in primo luogo la ricerca, servono nuove cure, ma serve anche un approccio globale che tenga conto degli aspetti sociali ed economici della malattia. Questo afferma la risoluzione 70/32 delle Nazioni Unite dal titolo “Prevenzione e controllo del cancro nel contesto di un approccio integrato”, approvata nel 2017 e accolta con grande favore da tutto il mondo dell’oncologia.

L’ONU è particolarmente impegnata nella lotta al cancro perché gli esperti ritengono che contro questa malattia si possa agire con la prevenzione, attraverso opportune azioni di informazione sulle abitudini più salutari e per il miglioramento dell’ambiente.
Cancro e ambiente (intendendo con questo anche il contesto di vita e i comportamenti individuali) hanno stretti legami. Per questo i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (o SDGs, dalla sigla inglese) che nel 2015 tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno adottato hanno importanti riflessi anche sulla prevenzione delle malattie oncologiche.

Si tratta di un’agenda per promuovere uno sviluppo sostenibile del pianeta che porti, entro il 2030, a un’incidenza minore di molte malattie e a un ambiente più salubre, nonché a una riduzione delle differenze tra Paesi ricchi e in via di sviluppo.
Nonostante la medicina abbia fatto grandissimi progressi nella cura dei tumori, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità nel 2015 (ultimo rilevamento disponibile) sono morte a causa del cancro 8,7 milioni di persone. I nuovi casi sono stati 17,5 milioni (erano 14,1 nel 2012 e saranno 21,6 nel 2030). I costi associati ai problemi causati dal cancro agli individui e alle società danneggiano anche le economie dei Paesi più ricchi e impoveriscono ulteriormente i ceti più deboli della popolazione.

Nel 2030, il 60-70 per cento dei nuovi casi di tumore si manifesterà proprio nei Paesi dove le condizioni ambientali, sociali ed economiche non permettono alla maggior parte della popolazione di accedere ai servizi sanitari. Ecco perché, affermano gli esperti delle Nazioni Unite, è importante pensare alla prevenzione e investire in questo campo: è il modo più sostenibile di affrontare il problema sulla lunga distanza, senza portare al collasso i sistemi sanitari pubblici.

Il secondo dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile è dedicato all’alimentazione.
“Stop alla fame” è il traguardo principale e ambizioso che si accompagna anche al miglioramento della nutrizione, all’accesso al cibo sicuro. Parlare di malnutrizione non significa però parlare solo di mancanza di cibo: in molti casi questa condizione si associa infatti a un’alimentazione squilibrata che porta a sovrappeso e obesità, condizioni che predispongono a malattie cardiovascolari e allo sviluppo di molti tumori.

Gli esperti dell’ONU hanno previsto interventi per porre fine alle abitudini alimentari malsane, in particolare nei bambini al di sotto dei 5 anni. “L’obesità è una patologia che interessa il 38 per cento della popolazione mondiale e che, per 1,7 milioni di persone, si traduce nell’aumento del rischio di malattie come diabete di tipo 2, problemi cardiovascolari e tumori” spiega Antonio Moschetta, professore di Medicina interna presso l’Università di Bari, da tempo attento all’impatto del cibo che portiamo in tavola sulla nostra salute.
Per quanto riguarda il cancro, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) di Lione ha identificato 13 tumori legati all’obesità tra i quali quelli di esofago, colon, mammella, fegato e pancreas. “Abbiamo inoltre dati che dimostrano che le persone obese malate di tumore hanno maggiori complicanze chirurgiche e rispondono meno bene ad alcune chemioterapie” aggiunge Moschetta, sottolineando il grande problema dell’obesità pediatrica: “Secondo le stime, il 21 per cento dei bambini di 8-9 anni è in sovrappeso e il 9 per cento è obeso”.

MEDITERRANEA È MEGLIO E SOSTENIBILE


Stili di vita salutari e un’alimentazione varia ed equilibrata aiutano l’organismo a prevenire la malattia e a contrastarla al meglio. Ecco perché molte ricerche sul legame tra alimentazione e cancro puntano a identificare le diete migliori per la salute.
Tra queste, lo studio European Prospective Investigation into Cancer and Nu­trition (EPIC), dai cui risultati emerge che seguire la dieta mediterranea riduce il rischio di sviluppare diversi tumori. Il dato è coerente con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, dal momento che la dieta mediterranea, ricca di frutta e verdura e povera di carni, zuccheri raffinati e dolci, è in principio più “amica dell’ambiente” di altre diete, per l’impatto sul consumo di acqua e suolo e per l’immissione di gas serra nell’atmosfera.

L’OBESITÀ NEMICA DELLE DONNE


Secondo un rapporto commissionato da Cancer Research UK (CRUK) e pubblicato nel 2018, l’obesità è verosimilmente destinata a superare il fumo come fattore di rischio per lo sviluppo di tumori nelle donne. Potrebbe quindi diventare la maggior causa prevenibile di neoplasie nel giro di 25 anni. Lo studio, effettuato su dati relativi alla popolazione britannica, appare molto preoccupante anche per l’Italia, dove il tasso di obesità femminile è più elevato che in Gran Bretagna, secondo fonti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

“Dobbiamo agire ora per fermare questo fenomeno e assicurarci di proteggere efficacemente le donne” dice Linda Bauld, docente di salute pubblica all’Università di Edimburgo e curatrice del rapporto.
Secondo le proiezioni di CRUK, nel 2035 il 10 per cento dei tumori femminili sarà legato al fumo e il 9 per cento al peso in eccesso, ma attorno al 2043 il rapporto dovrebbe invertirsi.

L’obesità ha un effetto più forte sulle donne perché facilita la comparsa di tumori dipendenti dagli ormoni, tipici della popolazione femminile. Fra gli uomini ci sono più fumatori e quindi la differenza tra i due fattori di rischio, obesità e fumo, si potrebbe azzerare o invertire più avanti. In ogni caso anche la popolazione maschile sta mettendo su peso e ha bisogno di controllare la propria alimentazione, oltre che smettere di fumare.

LE CELLULE ADIPOSE PARLANO COL CANCRO


Quali sono i meccanismi molecolari alla base dell’associazione tra obesità e cancro? Per il tumore al seno, qualche indizio arriva da uno studio condotto dall’équipe di Francesco Bertolini dell’Istituto europeo di oncologia (IEO) di Milano e sostenuto da AIRC.
Sono almeno due le molecole coinvolte nella comunicazione tra tessuto adiposo e tumore al seno. Il gruppo dello IEO aveva già scoperto che i progenitori delle cellule mature del tessuto adiposo possono favorire lo sviluppo dei tumori promuovendo l’angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni e di metastasi.

“Siamo partiti da cellule in coltura, per passare alle analisi del genoma e del proteoma, fino allo studio con animali di laboratorio. Abbiamo così identificato GM-CSF e MMP9, due molecole coinvolte in questi processi” spiega Bertolini. “Insieme le due molecole rendono le cellule di tumore al seno più aggressive”.
Una scoperta rilevante per le possibili ricadute cliniche. I ricercatori hanno già verificato che, in topi obesi e con tumore, l’inibizione dei due fattori rallenta in modo significativo la crescita tumorale e che è possibile ottenere questo effetto usando la metformina, un comune antidiabetico, che ora verrà sperimentato con questo scopo.

L’INFORMAZIONE È IL PRIMO PASSO
PER COMBATTERE IL CANCRO

Resta aggiornato sui progressi della ricerca,
sulle iniziative e tutte le novità AIRC

Iscriviti alla Newsletter