Airc Le Arance
della
Salute®
Arance della Salute
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Alimentazione

UNA DIETA PLANETARIA, SANA E SOSTENIBILE

Sarà possibile rispettare il pianeta e allo stesso tempo garantire una dieta sana ed equilibrata alla popolazione di 10 miliardi di persone, prevista dai demografi entro il 2050? Il Progetto EAT Lancet è nato per dare una risposta a questa domanda, riunendo esperti internazionali di diversi settori – dalla salute umana all’agricoltura, passando per le scienze politiche e la sostenibilità ambientale – in un unico gruppo di lavoro.

Grazie a 37 esperti provenienti da 16 diversi Paesi e uno sforzo enorme per valutare tutte le prove scientifiche disponibili, è stato elaborato un rapporto che incrocia le conoscenze in fatto di nutrizione con quelle che riguardano l’impatto della produzione alimentare sull’ambiente.

L’osservazione di base, sostenuta da evidenze scientifiche, è che un ambiente inquinato, soggetto al riscaldamento globale e a migrazioni di massa provocate tra le altre cose dalla carenza di cibo, è a sua volta causa di malattia. La prevenzione delle malattie tramite l’alimentazione deve, perciò, essere messa in relazione anche con i costi economici e ambientali legati alla produzione del cibo. Il merito di EAT Lancet è di avere chiesto a scienziati di studiare questa relazione con un metodo rigoroso e non sulla base di presupposti ideologici.

Per garantire il benessere della popolazione e dell’ambiente, gli studiosi hanno concluso che serviranno un cambiamento del sistema produttivo e un’alimentazione prevalentemente basata su prodotti vegetali. Non si tratta di indicazioni nuove, ma gli esperti di EAT Lancet offrono modelli concreti di dieta sana ed equilibrata e propongono delle soglie per l’utilizzo di terra, acqua e prodotti chimici nei sistemi di produzione alimentare.

CINQUE STRATEGIE DI INTERVENTO

Sono cinque, secondo EAT Lancet, i tipi di intervento necessari per arrivare a una alimentazione universale sana e sostenibile.

1.      Iniziative nazionali e internazionali per incentivare le diete salutari.
2.      Riorientare la produzione agricola perché invece di produrre semplicemente più cibo si produca più cibo salutare.
3.      Promuovere cambiamenti nell’agricoltura che tengano conto sia della quantità di cibo prodotto sia della sua sostenibilità.
4.      Favorire politiche coordinate di protezione dei terreni e degli oceani.
5.      Dimezzare lo spreco di cibo.

DIGIUNARE FA BENE?

Il digiuno sta diventando di moda: ma è davvero una pratica salutare? Serve per ridurre il rischio di ammalarsi? Facciamo un po’ di chiarezza, cominciando a distinguere tra digiuno vero e proprio, riduzione calorica e diete mima-digiuno.

La riduzione calorica

La riduzione dell’apporto di calorie o restrizione calorica potrebbe portare benefici per la salute e l’estensione della durata della vita, se i risultati sperimentali saranno confermati in studi più ampi. Uno studio i cui dati sono stati pubblicati su Cell Metabolism nel 2018 ha valutato gli effetti della riduzione calorica in 53 adulti non obesi (34 persone in restrizione calorica e 19 controlli), prendendo in considerazione la riduzione del dispendio energetico e dei mediatori endocrini del consumo energetico nell’arco di due anni.
I ricercatori hanno verificato che il metabolismo degli individui che hanno partecipato allo studio si è adattato bene alla riduzione di calorie e che anche gli ormoni, come per esempio quelli prodotti dalla tiroide, si sono adeguati al cambiamento.
Inoltre hanno notato una diminuzione nella produzione di ossidanti, il che potrebbe spiegare in parte gli effetti benefici sulla salute. Questi risultati forniscono nuove prove a sostegno delle teorie che vedono nella diminuzione delle calorie assunte con la dieta una strategia promettente per prevenire le malattie e rallentare l’invecchiamento.
Anche gli studi in animali di laboratorio sembrano dimostrare che una riduzione dell’apporto calorico giornaliero intorno al 30-40 per cento allunghi la vita media. Si tratta tuttavia di ricerche ancora preliminari i cui esiti andranno confermati da studi più ampi e a lungo termine. Soprattutto, una riduzione così marcata delle calorie potrebbe essere estremamente rischiosa per la salute, negli esseri umani non può essere praticata da tutti, e in ogni caso richiede una stretta supervisione medica.

Simulare il digiuno

Ridurre di quasi metà le calorie assunte, se queste non sono in eccesso, è infatti rischioso e insostenibile per un essere umano, in particolare se deve lavorare, studiare o svolgere le normali attività quotidiane. Inoltre richiederebbe una pianificazione meticolosa e complessa dei pasti e del loro contenuto. Per questo gli scienziati stanno cercando di capire quali siano gli effetti benefici, dal punto di vista metabolico, della restrizione calorica, per trovare il modo di mimarli attraverso farmaci o integratori, evitando i rischi connessi a una dieta eccessiva.
Anche ricercatori sostenuti da AIRC hanno lavorato o ancora lavorano in questo settore della ricerca, e hanno scoperto, per esempio, che la riduzione di calorie influisce sull’espressione di alcuni geni e sembra favorire la riparazione del DNA danneggiato, potenziale causa di tumori.
Inoltre una diminuzione del 30 per cento circa delle calorie assunte riduce la produzione dei fattori di crescita cellulare e delle citochine, sostanze che favoriscono l’infiammazione e la comparsa dei tumori, secondo i risultati di alcuni studi condotti dal gruppo di Alberto Mantovani.
Valter Longo, direttore del Laboratorio di longevità e cancro all’Istituto IFOM di Milano, ha messo a punto una dieta, che potrà eventualmente essere seguita solo stretta supervisione medica, in grado di mimare gli effetti di un digiuno periodico.
Nessuno di questi studi, però, ha ancora portato risultati dimostrabili negli esseri umani (anche perché per poter verificare gli effetti sulla longevità bisogna necessariamente aspettare che passino molti anni).
Il consiglio generale è quindi di tenere sotto controllo l’apporto di calorie consumate (che spesso sono troppe rispetto alle reali necessità), ma di non sottoporsi a restrizioni eccessive o a digiuni anche solo intermittenti (cioè di tanto in tanto, con cadenza mensile o settimanale), in assenza di supervisione medica.

I GRANDI DUBBI IN TAVOLA

Le notizie riguardanti gli studi sugli alimenti e la loro preparazione sono tantissime. Tuttavia pochi campi del sapere sono oggetto di informazioni infondate e di false credenze quanto la nutrizione. Cerchiamo qui di spiegare ciò che si sa riguardo ad alcuni temi molto ricorrenti.

La dieta vegana e il China Study

L’idea che un’alimentazione vegana aiuti a prevenire i tumori è stata diffusa, fra le altre cose, dal cosiddetto China Study, uno studio epidemiologico di dubbia qualità e basso rigore scientifico, svoltosi negli anni Ottanta.

I risultati del China Study sono stati pubblicati in un libro e non su riviste scientifiche, che sottopongono i loro articoli a una validazione rigorosa. Il testo afferma, fra le altre cose, che la caseina, una proteina contenuta nel latte, sarebbe un potente fertilizzante per il cancro. Se fra caseina e sviluppo di tumori si possono trovare delle associazioni, lo stesso vale per molte altre proteine, anche di origine vegetale. Si tratta di dati limitati e parziali, che non consentono di suggerire che le proteine, di cui alcune fondamentali per l’organismo, possano essere eliminate del tutto dall’alimentazione. Quindi l’auspicio dell’autore del China Study di abolire totalmente dalla dieta qualsiasi tipo di proteina e di grasso animale non ha fondamento scientifico e l’eventuale utilità di questo accorgimento non è provata.

Per approfondire: https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/corretta-informazione/china-study

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