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La riduzione calorica

È vero che ridurre drasticamente la quantità di calorie allunga la durata della vita media? Sì, gli studi sono concordi nel dimostrare che una riduzione anche drastica dell'apporto calorico giornaliero (intorno al 30-40 per cento) allunga la vita media, ma si tratta di ricerche ancora preliminari. Attenzione però: una riduzione così marcata delle calorie non può essere fatta senza supervisione medica.

Dopo un gran numero di studi contraddittori, nel febbraio del 2017 un gruppo di ricercatori dell'Università del Wisconsin a Madison ha pubblicato sulla rivista Nature Communication i risultati finali di una sperimentazione durata decenni che conferma l'effetto di una riduzione calorica molto marcata sulla durata della vita media.

L'esperimento, condotto per quasi trent'anni su un esemplare di macaco rhesus (una scimmia con caratteristiche simili all'uomo), consisteva nel ridurre le calorie dei suoi pasti del 50 per cento circa rispetto al fabbisogno generalmente stimato. La "dieta" di questo esemplare è cominciata quando aveva 16 anni (la mezz'età per una scimmia). Oggi lo stesso esemplare ha raggiunto i 43 anni di vita, che corrispondono, secondo quanto affermano i ricercatori, a circa 130 anni di età per un uomo. Un altro studio, uscito nello stesso periodo ed eseguito sempre con le scimmie, dimostra un allungamento medio della sopravvivenza di tre anni (cioè di circa nove anni "umani"). Prima degli studi con i macachi, gli scienziati avevano osservato un fenomeno analogo nei topi, con un allungamento della vita media ancora più impressionante, pari a circa il 50 per cento.

Simulare il digiuno

Dimezzare il proprio apporto di calorie è però praticamente insostenibile per un essere umano, in particolare se deve lavorare o studiare. Richiede inoltre una pianificazione meticolosa dei pasti e del loro contenuto. Per questo gli scienziati sono interessati a capire come funziona, dal punto di vista metabolico, la restrizione calorica, per trovare il modo di mimarne gli effetti attraverso farmaci o integratori.

Anche ricercatori sostenuti da AIRC hanno lavorato o ancora lavorano in questo settore della ricerca. Pier Giuseppe Pelicci, direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia di Milano, ha dimostrato, alcuni anni fa, che una riduzione di calorie influisce sull'espressione dei geni e favorisce la riparazione del DNA danneggiato, una delle principali cause di tumori.

Alberto Mantovani, direttore scientifico della Fondazione Humanitas di Rozzano, ha scoperto che una diminuzione del 30 per cento circa delle calorie riduce la produzione dei fattori di crescita cellulare e delle citochine, sostanze che favoriscono l'infiammazione e la comparsa dei tumori.

Infine, Valter Longo, direttore del Longevity Institute dell'Università della Southern California a Los Angeles e del Laboratorio di longevità e cancro all'Istituto IFOM di Milano, ha messo a punto una dieta che è in grado di mimare gli effetti di un digiuno periodico, purché sia eseguita sotto supervisione medica.

Nessuno di questi studi, però, ha ancora riprodotto e consolidato i risultati in ampi studi con esseri umani, per cui in generale si consiglia di ridurre l'apporto di calorie consumate (che spesso sono troppe rispetto al fabbisogno giornaliero) ma di non sottoporsi a restrizioni incontrollate.

 

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