I Volti

Per l'edizione 2018 abbiamo scelto i volti veri dell'Associazione, una volontaria e un ricercatore. Ecco le loro storie.

Andrea De Censi

Nato a Biella (BI) il 19 aprile 1958
Ospedali Galliera di Genova

Progetto finanziato da AIRC
Studio randomizzato per valutare l'effetto preventivo di aspirina e metformina da sole o in associazione sulla modulazione di biomarcatori del cancro del colon retto (ASAMET)

Durata finanziamento: tre anni

Ci sono ricercatori che guardano al futuro facendo tesoro del passato. Che volgono lo sguardo indietro con rispetto e curiosità scientifica. Perché non sai mai quando una molecola, che dai per scontata, possa ancora rivelarsi preziosa.
Andrea De Censi, Direttore dell'Oncologia Medica agli Ospedali Galliera di Genova, studia il riposizionamento di farmaci già noti e impiegati per altre indicazioni. Dà loro nuova vita, una patina di futuro cercando di capire se celano un effetto anche contro i tumori. Sono due, in particolare, le molecole finite sotto la lente di De Censi e del suo gruppo di lavoro: l'aspirina e la metformina, quest'ultima indicata per il diabete.

Due molecole contro il cancro al colon

L'aspirina ha una centenaria storia di successi. A cui si aggiunge un'osservazione che potrebbe garantirle un nuovo prestigiosissimo ruolo. Già in dosi minime, 75-80 milligrammi al giorno, chi l'assume per prevenire l'infarto sviluppa il 35-40 per cento in meno di tumori al colon. Il motivo potrebbe essere proprio la sua azione antiaggregante. E' ormai noto da tempo, infatti, che l'aspirina è efficace nella prevenzione dell'infarto perché agisce "sciogliendo" l'effetto aggregante delle piastrine; ma la stessa aggregazione di piastrine potrebbe essere responsabile di mascherare la cellula tumorale che circola, impedendo al sistema immunitario di riconoscerla. Togliere lo scudo piastrinico assumendo aspirina, potrebbe voler dire smascherare la cellula tumorale.
"Il che significherebbe avere un effetto antitumorale con un farmaco che oggi costa pochi euro al mese. Un impatto clamoroso sulla Sanità pubblica, oggi strangolata dai prezzi proibitivi dei nuovi farmaci contro i tumori".
De Censi ha sempre in mente l'immenso valore aggiunto di trovare farmaci sostenibili pensando anche al risparmio della Sanità pubblica, alle fasce economiche più svantaggiate e al Sud del mondo "dove l'aumento dei tassi di tumore e l'elevatissima mortalità sono causa ulteriore di povertà". Un orizzonte più ampio che, insieme al suo ospedale, De Censi sta ampliando grazie alla collaborazione con una delegazione del governo iraniano e un'ONG sudamericana.
"Un grande merito di AIRC", continua, "è finanziare anche questa ricerca povera". Su molecole che promettono di avere un inestimabile valore in termini di salute e vita, ma che costano una manciata di Euro.
"Lo stesso vale per un altro farmaco", spiega: "la metformina, usata fin dal Medioevo per contrastare il diabete perché blocca l'effetto dell'insulina che regola lo zucchero nel sangue". Nelle persone con diabete o obese il rischio di tumore è più alto perché si alza molto l'insulina e si ha uno stato infiammatorio cronico che determina il proliferare delle cellule dell'epitelio ghiandolare da cui derivano i carcinomi che rappresentano il 90% di tutti i tumori.
"Alcuni studi sperimentali", continua, "hanno dimostrato che metformina e aspirina si potenziano a vicenda. Di qui la decisione di avviare una sperimentazione clinica nei pazienti operati di cancro al colon somministrando i due farmaci da soli o in combinazione e confrontandoli con placebo. Obiettivo? Valutare se bloccano effettivamente la progressione della cancerogenesi del colon".
Si tratta di una sperimentazione internazionale multicentrica che coinvolge centri in Germania, Austria e Slovenia ed è coordinata da De Censi.
Con una durata prevista di tre anni, lo studio è nella fase di reclutamento dei pazienti. Un primo promettente risultato sui livelli di concentrazione della metformina nell'intestino è in fase di pubblicazione sulla rivista Gastroenterology.

Ricerca e cura: un binomio vincente

"Concordo pienamente con ciò che diceva il mio maestro Umberto Veronesi: dove si fa ricerca si fa miglior cura e si è più portati ad aggiornarsi.
La ricerca è la parte più creativa, costruttiva e salvifica del lavoro di un clinico", continua De Censi, che non rinuncerebbe a nessuno dei due aspetti che caratterizzano la sua professione. "Mantiene vivo il rapporto affettivo con il malato, rapporto che talvolta esaurisce la sua spinta emotiva". Questo accade soprattutto quando la sofferenza legata al fallimento fa sì che il medico si deprima, che vada incontro a burn out, a un vero e proprio esaurimento emotivo. Fare ricerca aiuta a mantenere la passione.
"Per me la ricerca è sempre stata la parte di divertimento, di gioco appassionante. Avere un'intuizione, confermarla, scrivere l'articolo scientifico, sono momenti di irripetibile emozione. Il ricercatore clinico fa un lavoro di una bellezza estrema: coniuga il rapporto con il malato con la possibilità di constatare in tempi brevi se un'innovazione porta con sé dei benefici".
Certo, è molto faticoso: devi essere eccellente sia come ricercatore che come clinico. E con quattro figli far quadrare il cerchio è complicato. Ancora più lo è avere tempo per qualche interesse al di fuori del lavoro.
Lo sport ad esempio: "mi mette di buon umore. Vado in piscina, cerco di andare a sciare. Fare sport mi piace ed è uno degli strumenti di prevenzione più potenti. E la sfida sul cancro si vince con la prevenzione.
Amo molto anche la musica: rock, jazz, classica. Tutta la musica bella, e il cinema".
"Trovare un equilibrio è difficile e non sempre si riesce: tra i segreti per fare di più è meglio c'è quello di costruire una squadra, circondandosi di bravi collaboratori a cui poter delegare.
Si vince o si perde in squadra".

La scelta

"Ho sempre voluto fare il medico, non ho mai avuti dubbi. Mio padre insisteva perché facessi l'ingegnere come lui, ma non riuscivo a pensarmi sui numeri. Per me il rapporto con le persone era necessario e il medico ha il privilegio di avere a che fare con le persone nel momento più vero, sulle cose più autentiche della vita. Non è un rapporto finto, diplomatico, ipocrita, ma un rapporto vero, essenziale. Poi, come spesso accade, mentre ero al quarto anno di medicina, una mia familiare si è ammalata di tumore e il desiderio di seguire la strada dell'oncologia si è manifestato più forte".
Di quell'ingegnere che non è mai diventato, con disappunto del padre, De Censi ha però fatto suoi due requisiti fondamentali anche per un ricercatore: metodo e precisione.
"In questo la Facoltà di medicina non è d'aiuto", spiega: "all'Università si dà poco spazio ad inglese e statistica, discipline fondamentali per fare ricerca".
E a proposito di formazione, tra gli aspetti della sua professione che ama di più c'è quello di formare giovani e cercare di trasmettere loro la passione per la ricerca. "Quando i miei colleghi più giovani che ho aiutato a formarsi hanno successo", confida, "per me è una grandissima soddisfazione e motivo di orgoglio".

 

Elisa, volontaria

Elisa è una ragazza bella e piena di vita. Vive a San Benedetto del Tronto e fa l'avvocato.

Il suo primo avvicinamento ad AIRC è stato attraverso un evento di raccolta fondi dei giovani del suo paese.

Elisa è molto sensibile al tema perché la sua mamma ha avuto un tumore al seno dieci anni fa, ora sta bene ma questo l'ha spinta a scendere in piazza. "Credo sia fondamentale stare sul campo, noi non siamo ricercatori e questo è l'unico modo in cui possiamo dare una mano, dobbiamo esserci per sensibilizzare altri giovani a fare i volontari e per far capire alle persone che dietro AIRC c'è tanta gente che si impegna. La ricerca è fondamentale."

Elisa ricorda con piacere quando una ragazza le si è avvicinata chiedendole come diventare volontaria ed oggi quella stessa ragazza la affianca nelle piazze per aiutare AIRC e dare il suo contributo.

"Dalle piazze torno a casa sempre arricchita perché dare anche solo una parola di conforto alla gente che si avvicina mi fa star bene, torno che ho avuto davvero tanto".