Secondo un’indagine effettuata alcuni anni fa negli Stati Uniti, il 92 per cento delle persone è ben conscio del fatto che fumare fa venire il cancro, ma meno del 50 per cento sa, invece, che quasi il 30 per cento dei tumori è attribuibile a un’alimentazione sbagliata.
Per questa ragione le campagne che invitano a smettere di fumare hanno più successo di quelle che cercano di insegnare le basi di una corretta alimentazione. Non che il primo obiettivo sia inutile, tutt’altro! Combinando però l’abbandono della sigaretta a pasti più equilibrati si potrebbe evitare quasi il 60 per cento dei casi di cancro, per non parlare della concomitante riduzione delle malattie cardiovascolari come infarto e ictus: le buone regole a tavola permettono di agire preventivamente su più fronti e di allungare la durata della vita.
Senza contare che gli studi epidemiologici (cioè condotti sulle persone analizzando gli effetti di determinate abitudini alimentari) hanno dimostrato che, nel caso dei tumori del sistema gastrointestinale (esofago, stomaco e colon), il tipo di alimentazione potrebbe avere un impatto ancora maggiore.
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Nel corso dell’evoluzione, l’uomo ha imparato a scegliere i cibi con cui nutrirsi. Inizialmente si è limitato a provare ciò che la natura spontaneamente gli offriva, eliminando i cibi tossici o inutili per il loro scarso apporto nutritivo. Solo in tempi relativamente recenti (non più di 8.000 anni), con lo sviluppo dell’agricoltura,ha imparato a produrre alimenti modificandone le proprietà naturali attraverso successivi incroci e selezioni, che hanno permesso di aumentare la produttività di sementi e terreni e i contenuti nutrizionali dei diversi vegetali.
Tutto ciò fa parte della cosiddetta “cultura dell’alimentazione”, di cui, purtroppo, con lo sviluppo della moderna civiltà occidentale si sono in gran parte dimenticati gli insegnamenti e i benefici. Il cibo, nella nostra società odierna, è diventato lo strumento di soddisfazione di un bisogno primario o un momento ludico, dal quale ci si attende piacere. Quella che è andata persa è la coscienza del valore terapeutico dell’alimentazione, in particolare dei vegetali e delle piante, che per millenni è stata alla base della medicina tradizionale (basti pensare all’uso delle piante nell’antica farmacopea e all’importanza delle prescrizioni alimentari nella medicina fino agli inizi del Novecento). Oggi si torna a pensare al cibo come alla più piacevole delle terapie, grazie anche ai progressi della ricerca scientifica, che è in grado di svelare i meccanismi biochimici e genetici alla base degli effetti dei diversi cibi.
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